Frantz Granvorka

Quando va alla battuta, segue qualche rito?

«No, nessun rito. Sicuramente, sono molto concentrato. Fa parte del lavoro che stiamo sviluppando con il coach motivazionale Roberto Merli».

In cosa consiste?

«C'è tutta una sequenza di visualizzazione dei movimenti che sto per fare. Nonostante il palazzetto sia pieno , devo trovarmi quasi solo per avere la concentrazione massima».

Quando va al servizio, sembra stia andando alla … guerra.
«Davvero? Bene, bene, perchè in questa visualizzazione debbo essere aggressivo al massimo. Se andassi a battere come a comprare il latte, non funzionerebbe. Collegati al movimenti, ci sono anche le emozioni e queste, probabilmente, si "vedono" attraverso la mia faccia».

Al momento della battuta, sa bene dove manderà la palla? Decide all'ultímo momento? Come attua la sua decisione ?

Dipende dalle situazioni. Nella maggior parte dei casi, la decisione si prende in base a quanto studiato con gli allenatori. Può esserci una zona preferenziale oppure si sceglie in base a come sta svolgendosi la partita. Posso cercare la zona dove c’è il ricevitore più debole, ma a volte accade che il ricevitore più forte si sposti in aiuto e, allora, si aprono per me altre zone. Io sono concentrato nel visualizzare quello che devo fare: il lancio, il salto più esplosivo possibile, la traiettoria della palla. E poi, con Merli, lavoriamo con sottomodalità».

Ad esempio ?

«Presentarsi il campo come voglio io. Anche il fatto del pubblico in silenzio, appoggia la mia visualizzazione. Poi mi focalizzo dove mi piace che la palla vada e su tutto il flusso della traiettoria. Nel film “Il golfista", tutto questo si vede ed è ben trasmesso allo spettatore. Da quando lavoro con Merli, c'è stata questa grande svolta ed ho ritrovato la battuta che mi aveva fatto conoscere al pubblico italiano quando ero a Parma con la Maxícono ed ho capito molto meglio quanto debba fare».

L'ace, insomma, non nasce per caso o solo per qualità tecniche.

».Alle spalle, c’è un lavoro quotidiano. Non c’è solo il tocco. C’è tutto questo lavoro di visualizzazione, sperimentato con successo nel basket americano, che appoggia il lavoro svolto in palestra».